Progettazione partecipata con il supporto della rete

Progettazione partecipata a scala urbana con il supporto della rete: un’ipotesi di procedura
di Alessandro Giangrande

Vengono illustrati sinteticamente le parti e le fasi di una possibile procedura di progettazione partecipata a scala urbana  potenziata dall’uso della rete internet. Si assume che l’Amministrazione pubblica interessata abbia già definito in precedenza – ad es. attraverso un processo di Bilancio Partecipativo o di Agenda Locale 21 – il tema o programma  progettuale.

Prima parte: articolazione del programma progettuale complessivo in parti (fuochi del problema) e identificazione delle loro opzioni preferite.

1.    Attivazione del gruppo di lavoro integrato.
Il gruppo è costituito da alcuni politici e funzionari dell’Amministrazione locale e dai consulenti incaricati dall’Amministrazione stessa di gestire il processo sotto il profilo tecnico-operativo.

2.    Diffusione del programma progettuale presso gli abitanti.
L’Amministrazione convoca un’assemblea nella quale i politici e i funzionari illustrano il programma ai partecipanti. La convocazione dell’assemblea è preceduta da una fase di diffusione capillare del programma in tutto il territorio attraverso la distribuzione di volantini, l’affissione di manifesti e specifiche trasmissioni radio-televisive. La distribuzione dei volantini viene effettuata mediante il “buchinaggio” e con il supporto dei comitati e delle associazioni attive sul territorio: una congrua quantità di volantini viene consegnata ai responsabili che provvedono a distribuirli agli associati. Viene creato inoltre un apposito blog dove il programma è illustrato in dettaglio (ad es: le finalità e le modalità di svolgimento del processo, i metodi che saranno utilizzati, ecc): il gruppo di lavoro integrato si fa carico di rispondere alle eventuali domande degli abitanti che, dopo aver visitato il blog, necessitano di chiarimenti.

3.    Raccolta delle informazioni nel contesto territoriale.

I volantini contengono, oltre all’indirizzo web del blog,  alcune informazioni generali sul processo progettuale. Del volantino fa parte una scheda staccabile che l’abitante può riconsegnare all’Amministrazione dopo averla compilata con alcuni dati personali (sesso, età, ente/società per cui lavora, attività svolta, ecc) e  con le risposte ad alcune semplici domande del tipo: quali sono i problemi più importanti che occorre risolvere per realizzare il programma? quali le soluzioni più adeguate per risolverli?
Le domande e le relative risposte vengono comunicate agli abitanti anche mediante il  blog. Gli abitanti che intendono partecipare al processo via rete comunicano i dati che li riguardano – gli stessi riportati nella scheda del volantino – e rispondono alle domande di cui sopra utilizzando una mappa Google Earth del contesto, riportata in una pagina del blog. L’abitante appunta sulla mappa degli “spilli” virtuali nei luoghi dove, a suo avviso, si manifestano i problemi più importanti. Ad ogni “spillo” è associato un link ad una nuova pagina, nella quale l’abitante illustra – con frasi, schemi, disegni, ecc –  le sue proposte di soluzione del problema considerato. Accanto alla mappa è presente anche una tabella che l’abitante può utilizzare per segnalare i problemi non localizzabili, ma che riguardano il territorio nel suo complesso (in questo caso l’uso dello “spillo”  virtuale non avrebbe significato). Si tratta in genere di problemi collegati a tematiche generali di tipo culturale, sociale, economico, ecc.

4.    “Traduzione”  dei problemi e delle soluzioni proposte dagli abitanti in aree di decisione ed opzioni, in vista della successiva applicazione dell’approccio Strategic Choice (SC) (vedi 6.).
Il gruppo di lavoro accorpa e semplifica le informazioni riportate nelle schede e nel blog, riducendo ad un’unica area di decisione i problemi che presentano una sostanziale uguaglianza di contenuti, eliminando a priori i problemi e le proposte palesemente fuori tema rispetto al programma o  perché privi di significato, ecc. Il risultato è uno o più elenchi di aree di decisione, dove a ogni area sono associate una o più proposte di soluzione (opzioni). Gli elenchi – che  possono essere riferiti a differenti zone del territorio, a diverse aree tematiche, ecc – vengono trascritti sui grandi tabelloni che saranno utilizzati nel corso delle successive assemblee (vedi 5). Questi elenchi sono riportati anche nel blog, dove gli abitanti li possono consultare.

5.    Le assemblee territoriali: la verifica della correttezza della “traduzione”,
l’introduzione di nuove aree di decisione e di nuove opzioni, la composizione degli eventuali conflitti. Allargamento del gruppo di lavoro ai delegati degli abitanti
Il gruppo di lavoro convoca una o più assemblee per comunicare agli abitanti il risultato della “traduzione” al fine di verificarne la correttezza. I partecipanti analizzano collettivamente tutte le aree di decisione e le opzioni riportate nei tabelloni, ne valutano la plausibilità e ne propongono di nuove: l’elenco delle aree e delle relative opzioni si modifica di conseguenza. Alcune tecniche d’interazione costruttiva vengono utilizzate per risolvere, per quanto possibile, i conflitti che dovessero emergere tra gli abitanti durante la discussione. Al termine di ogni assemblea i partecipanti delegano alcuni abitanti a fare parte del gruppo di lavoro.
Gli abitanti che non possono partecipare alle assemblee vengono comunque informati sui loro esiti. Ognuno può utilizzare il blog per proporre ulteriori modifiche degli elenchi pubblicati: il gruppo di lavoro allargato (cioè esteso ai delegati degli abitanti) valuta la plausibilità delle modifiche proposte e decide se accettarle o meno.
Quando necessario, vengono organizzate delle passeggiate finalizzate ad acquisire una migliore conoscenza dei luoghi. Tutti gli abitanti possono partecipare alle passeggiate, la cui organizzazione è affidata ai delegati degli abitanti che fanno parte del gruppo.
Il risultato finale di questa fase è un unico elenco di aree di decisione e di opzioni, pubblicato sul blog, che consente di applicare SC  al processo progettuale.

6.    Il gruppo di lavoro allargato utilizza SC per identificare i fuochi del problema e gli schemi di decisione preferiti.
Secondo SC, la soluzione cercata è il risultato delle scelte che, nel tempo, contribuiranno a realizzarla. Con l’aiuto di SC è possibile identificare e selezionare in ogni momento del processo gli interventi mutuamente compatibili più efficaci, nonché le azioni più adatte a superare le incertezze e i conflitti che ne rendono spesso difficile o impossibile la realizzazione (per maggiori dettagli cfr. Friend & Hickling, Planning under Pressure,  Elsevier, 2005).
I passi illustrati qui di seguito non vanno considerati come elementi di un rigido processo sequenziale. L’ordine con il quale vanno eseguiti è dettato dalla situazione decisionale che si modifica nel tempo, spesso in modo del tutto imprevedibile. E’ sempre possibile saltare ad un nuovo passo senza avere completato le attività previste da quello in corso, come è sempre possibile modificare alcune scelte fatte in precedenza: ad es., si possono eliminare dall’elenco iniziale alcune aree di decisione – una volta che se ne sia riconosciuta l’irrilevanza – o inserirne di nuove. Lo stesso dicasi delle opzioni: alcune potranno essere introdotte in seguito per tener conto dell’emergere di nuove proposte progettuali, mentre altre saranno eliminate perché giudicate del tutto irrealizzabili.

I passi sono:

  • a. Il gruppo di lavoro integrato utilizza l’elenco delle aree di decisione e delle relative opzioni identificato durante le assemblee territoriali per disegnare il grafo di decisione che rappresenta le relazioni esistenti tra le aree. Un collegamento tra una coppia di aree di decisione indica che una o più opzioni della prima area sono incompatibili  – o, al contrario, sinergiche – con una o più opzioni della seconda. Il collegamento può essere di tipo certo o incerto.
  • b. L’intero problema progettuale è articolato in fuochi del problema. Un fuoco è un sottoinsieme del grafo di decisione: i criteri utilizzati per individuare ogni fuoco sono il suo livello di coesione interna, misurato dalla quantità complessiva di collegamenti tra le sue aree, e il suo livello d’isolamento, tanto maggiore quanto minore è il numero di collegamenti tra le aree del fuoco e tutte le altre. La stessa area può appartenere a più fuochi. Ogni fuoco identifica una parte di un problema progettuale vasto e complesso che può essere risolta in modo sostanzialmente  indipendente.
  • c. Il gruppo di lavoro sceglie brevi frasi per denotare i fuochi individuati e, dove appropriato,  ne illustra le caratteristiche spaziali (dimensione, relazioni interne, ecc.) con semplici schemi.
  • d. I risultati raggiunti fino a questo momento sono comunicati a tutti gli abitanti interessati durante un’assemblea appositamente convocata. Gli enunciati e gli schemi dei fuochi che implicano specifiche trasformazioni territoriali sono disegnati sulla mappa Google Earth, dove possono essere viste da tutti coloro che accedono al blog.
  • e. Vengono identificati gli schemi di decisione di ogni fuoco, ovverossia tutti gli insiemi di opzioni mutuamente compatibili delle aree di decisione che fanno parte del fuoco stesso.
  • f. Gli schemi di ogni fuoco sono quindi confrontati e valutati rispetto a un insieme di criteri di sostenibilità (aree di confronto). Tutti i membri del gruppo di lavoro allargato collaborano per individuare tali criteri.
  • g. La valutazione porta a identificare lo schema di decisione preferito di ogni fuoco. Ogni schema sarà alla base dello scenario e del  progetto che il gruppo di lavoro elaborerà in dettaglio nella seconda parte del processo.

Seconda parte: gli schemi di decisione preferiti come base per l’elaborazione dei progetti dei fuochi

Per questa parte del processo, di carattere prevalentemente tecnico-progettuale, possono essere invitati a far parte del gruppo di lavoro altri membri dotati delle competenze necessarie.
Gli abitanti sono tenuti costantemente informati sull’evoluzione del progetto attraverso il blog, che può essere utilizzato dagli abitanti stessi per formulare critiche, suggerire modifiche, ecc. in tutte le fasi del processo. Il gruppo di lavoro decide se tener conto o meno delle osservazioni degli abitanti. Se necessario può anche decidere di comunicare i risultati parziali del lavoro progettuale convocando allo scopo una assemblea intermedia, che precederà quella finale di approvazione del progetto complessivo (vedi 6).
Per i fuochi che comportano interventi di trasformazione fisica del territorio i passi sono i seguenti :

1.    Il gruppo di lavoro allargato ai delegati degli abitanti si suddivide in sottogruppi che procedono ad elaborare separatamente i progetti dei diversi fuochi.

2.    Ogni sottogruppo elabora la mappa della diagnosi specifica dei luoghi (potenzialmente) interessati dalle trasformazioni del fuoco.
Per disegnare la mappa della diagnosi il sottogruppo utilizza la documentazione esistente (studi, foto, cartografie, ecc.) ed effettua  i necessari sopralluoghi al fine di identificare
– le visuali importanti da proteggere e migliorare
– i luoghi di pregio importanti – sotto il profilo naturalistico, storico, architettonico, ecc. – da proteggere e rafforzare
– gl’ingressi e le uscite dal sito (attuali e potenziali)
– i luoghi che necessitano urgentemente di recupero
I luoghi di pregio e quelli che necessitano di recupero vengono registrati nella mappa come centri vitali, centri latenti o aree danneggiate.
Un centro è vitale quando le buone condizioni del suo ambiente naturale e costruito e le caratteristiche dimensionali, geometriche, architettoniche ecc. dei suoi spazi consentono e favoriscono lo svolgimento di specifiche attività e pratiche sociali. Un centro latente è un luogo dove attualmente non si svolgono pratiche sociali o attività, o si svolgono solo saltuariamente, spesso con scarsa soddisfazione dei pochi che le praticano. Il non-uso o la sotto-utilizzazione degli spazi del centro può dipendere dalla presenza di situazioni di pericolo o condizioni di degrado; dall’inadeguatezza delle sue dimensioni (troppo piccole o troppo grandi) e/o dalla carenza delle sua qualità geometriche e architettoniche. Un’area danneggiata è un luogo fortemente degradato che contribuisce a ridurre la wholeness dei luoghi. La sola trasformazione possibile per un’area danneggiata è, in genere, un intervento molto radicale come quello di demolizione e ricostruzione, seguito da un processo finalizzato a realizzare nello stesso ambito un nuovo centro vitale. (cfr. . Alexander, op. cit.).
Le diverse mappe della diagnosi vengono comunicate agli abitanti tramite il blog.

3.    I delegati degli abitanti di ogni sottogruppo elaborano gli scenari futuri del  loro fuoco.
Con l’aiuto di alcuni altri membri del loro sottogruppo – nel ruolo di facilitatori – gli abitanti elaborano lo scenario utilizzando una tecnica di “visioning”. Una di queste consiste nell’invitare ogni abitante ad immedesimarsi in una persona che visita i luoghi del fuoco in un’epoca futura (ad es., tra 20 anni), ne osserva gli spazi naturali e costruiti, partecipa alle attività che si svolgono al loro interno e nelle aree circostanti, ecc. Il collage delle frasi pronunciate a turno degli abitanti rappresenta una sorta di “racconto dal futuro”, non necessariamente coerente, che rispecchia i loro desiderata in merito alle trasformazioni da realizzare. Un’altra tecnica consiste nell’effettuare una o più passeggiate nei luoghi in questione, nel sollecitare gli abitanti ad esprimersi singolarmente in merito a come desidererebbero vivere quei luoghi: quali attività vorrebbero svolgere, quali emozioni provare, ecc e nel registrare i loro discorsi.
Le singole “visioni”, alla fine, sono discusse collettivamente e rielaborate in modo da far emergere uno scenario unico, condiviso dalla totalità o quasi dei delegati. A questi scenari, espressi in forma di racconto, possono associarsi alcuni  schizzi, fotografie di luoghi esistenti, ecc. che aiutano a comprendere i nuovi spazi e le attività prefigurate.
Ogni scenario condiviso che intenda rispettare le volontà espresse degli abitanti durante le assemblee o mediante il blog, deve rispecchiare lo schema di decisione preferito del fuoco, anche se l’informazione che contiene è generalmente più ricca e dettagliata dello schema stesso. Inoltre, per poter essere utilizzato in seguito come strumento progettuale in grado di incrementare la wholeness del contesto – ovverossia di garantire la coerenza tra i suoi  spazi e le attività che in essi si svolgono – deve tenere esplicitamente conto della mappa della diagnosi.
Gli scenari dei fuochi vanno comunicati agli abitanti tramite il blog. I commenti degli abitanti possono aiutare a valutare se gli scenari costruiti sono validi perché una parte più ampia della popolazione li condivide.

4.    Rafforzamento della wholeness (completezza, coerenza) dei luoghi mediante il processo di unfoding (trasformazione con mantenimento della struttura preesistente, cfr. C. Alexander, op. cit.)
Per progettare le trasformazioni previste per i fuochi occorre utilizzare gli scenari condivisi. Il processo di progettazione viene attuato mediante l’unfolding che, oltre agli scenari, richiede l’uso di strumenti di progettazione specifici, quali le proprietà geometriche fondamentali (cfr. C. Alexander, op. cit.) e il pattern language (C. Alexander, A Pattern Language, Oxford University Press, 1977).
Le parti dell’area che sono assoggettabili prioritariamente a trasformazione mediante l’ unfolding, sono le aree danneggiate e i centri latenti (vedi 2).

5.    Confronto dei progetti dei fuochi ed elaborazione del progetto complessivo
Una volta conclusi i progetti relativi ai singoli fuochi, il gruppo di lavoro procede a confrontarli ed a costruire il progetto complessivo come “somma” di questi stessi progetti. L’operazione di “somma” non equivale a una semplice giustapposizione di parti di territorio, ma comporta inevitabilmente integrazioni e adattamenti diretti a garantire al progetto complessivo unità e coerenza, spaziale e funzionale. In altri termini, può essere necessaria un’ulteriore fase del processo di unfolding, operata a una scala maggiore, al fine di garantire la wholeness del progetto, con retroazione possibile sulle scelte progettuali dei singoli fuochi.  Il carattere unitario del progetto complessivo, dal punto di vista funzionale, può essere favorito dal fatto che alcune aree di decisione sono spesso comuni a più fuochi: l’opzione preferita di un’area comune ai fuochi di cui essa fa parte diventa così un elemento importante di connessione spaziale e funzionale tra i fuochi stessi. In questa fase si deve tenere conto anche della presenza di alcuni legami tra le aree di fuochi diversi, presenti nel grafo di decisione, ma trascurati (“tagliati”) all’atto della individuazione dei fuochi.
Come nel passo precedente, si possono verificare situazioni nuove, non presenti o non percepite all’inizio del processo, che possono modificare alcune scelte iniziali (aree di decisione, opzioni,  ecc.). In questo caso può essere necessario ritornare all’inizio del processo e modificare in parte le scelte già fatte con conseguente variazione di alcuni risultati intermedi del processo, relativamente sia alla prima fase (fuochi, schemi di decisione, schemi preferiti), sia alla seconda  (scenari, progetti dei  fuochi).

6.    Convocazione dell’assemblea finale: il gruppo di lavoro presenta il progetto complessivo agli abitanti, alla presenza dei funzionari e dei rappresentanti politici dell’Amministrazione
L’Amministrazione comunica la data dell’Assemblea con forte anticipo, in modo da garantire la massima presenza di abitanti. L’informazione in merito ai risultati raggiunti dal gruppo di lavoro (in particolare, il progetto complessivo) deve essere diffusa per tempo in modo capillare, sia attraverso il blog che in appositi manifesti affissi nella strade, ecc.
L’assemblea viene gestita in prima persona dai politici che illustrano sia il progetto nei suoi contenuti e negli aspetti qualificanti, sai le modalità del processo partecipativo.
Si apre una discussione nella quale gli abitanti prendono la parola per esprimere la loro volontà di sostenere o rigettare il progetto (e le modalità del processo partecipativo).
Gli esiti dell’assemblea possono essere molteplici. Un caso sfavorevole vede una maggioranza di abitanti che è ostile al progetto e ne richiede la cancellazione o una drastica revisione. In questo caso chi gestisce l’assemblea deve valutare la plausibilità delle critiche mosse: qualora queste fossero ampiamente giustificate, l’Amministrazione dovrà richiedere al gruppo di lavoro di svolgere un lavoro supplementare per soddisfare le richieste della maggioranza. Nel caso più favorevole l’assemblea approva all’unanimità (o a grande maggioranza)  il progetto complessivo, che viene quindi affidato ai tecnici dell’Amministrazione e/o ai suoi consulenti che procederanno ad elaborare il progetto definitivo/esecutivo e ad attivare le necessarie procedure  per la sua realizzazione (gare di appalto, ecc.)
Anche se il processo si conclude favorevolmente, la partecipazione degli abitanti non può esaurirsi a questo punto. Gli abitanti presenti all’assemblea finale devono chiedere ai responsabili politici un calendario di nuovi incontri, necessari per monitorare le fasi successive: in particolare, per  garantire che il progetto finale sia del tutto coerente con quello elaborato nel processo partecipativo. Il monitoraggio deve essere previsto anche  nella fase di realizzazione sia per verificare la qualità dei manufatti costruiti, sia per garantire il rispetto dei tempi previsti per la sua esecuzione.

2 comments to Progettazione partecipata con il supporto della rete

  • Africo Zoffoli

    Caro Professore,
    Ci siamo incontrati sia in laboratori presso la facoltà di urbanistica,
    sia con incontri itineranti sul posto che ci consentirono di valutare come
    realizzare una riqualificazione del Lungotevere Dante che tenesse conto, per quanto possibile, delle aspirazioni delle realtà radicate in questa porzione bellissima quanto trascurata e degradata del territorio metropolitano (tratto Ponte Marconi – Via Parravano).
    Insieme a Lei, alla prof.ssa Martone e agli amici del comitato ansa del Tevere abbiamo fatto un’esperienza meravigliosa. Stiamo ora valutando come proseguire il nostro percorso (fase 2 del comitato) e Chiara Montali (valida dottoranda della Sua facoltà) mi ha suggerito di leggere questo utile blog anche in vista di una carta (o dichiarazione d’intenti) che vorremmo darci per essere trasparenti e più visibili con abitanti, realtà sociali del territorio ed istituzioni. Sicuramente ricorrerò ai Suoi validissimi suggerimenti anche in seguito. Per ora saluti a Lei alla prof.ssa Martone, a Chiara Montali e anche alla validissima Viviama Petrucci con la quale proprio lunedì scorso abbiamo realizzato una passeggiata con gli alunni di una 4 classe elementare della scuola Livio Tempesta sulla parte del lungotevere Sud non interessata dai lavori in corso per considerare anche le aspettative di questa giovane generazione. Africo Zoffoli

  • giangran

    Caro Zoffoli,
    grazie per il commento sulla mia pubblicazione in rete riguardante il processo di progettazione partecipata con il supporto della rete.
    La procedura che ho prefigurato non è teorica, perchè ho avuto modo di sperimentarla personalmente in varie occasioni concrete, quantomeno per parti. Si tratta di una procedura complessa che per svolgerla richiederebbe il supporto convinto non solo di un congruo numero di abitanti, ma anche dei cosiddetti “poteri forti”, dai rappresentanti politici delle amministrazioni locali ai proprietari privati dei suoli ecc. Ad ogni modo non mi tirerò certo indietro se si presenterà presto l’occasione di poterla sperimentare anche a Valco – eventualmente in una forma semplificate ma non per questo banalizzata.
    Grazie ancora e cordiali saluti.
    Alessandro Giangrande

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