Laboratorio permanente sui problemi della Città Storica da un punto di vista di genere

L’Ordine degli Architetti di Roma e del Lazio ha istituito recentemente (aprile 2014) il Dipartimento dei Beni Culturali nel cui ambito opererà il Laboratorio permanente sui problemi della Città Storica da un punto di vista di genere.

L’idea del Laboratorio è nata a seguito del convegno/workshop La città storica: vivere tra passato e futuro, che si è svolto a Roma il 15 aprile 2013 presso la Casa dell’Architettura. Le partecipanti al workshop –- al quale ha aderito una ventina tra Enti e Associazioni (vedi l’elenco allegato) – hanno costruito collettivamente alcuni “scenari futuri” per Roma, applicando i principi e le regole che sono propri della Open Space Technology (OST) e della Costruzione di Scenari Futuri (CSF) (o Visioning). Gli “scenari” hanno consentito di identificare i principali problemi del Centro Storico della città e di prefigurare alcune proposte alternative atte a risolverli. Queste proposte sono state quindi valutatate in termini e condivisibilità di plausibilità.

Il 9 maggio 2014, in occasione dell’inaugurazione del Dipartimento dei Beni Culturali e del Laboratorio, è stato organizzato un secondo convegno, con lo stesso titolo e sullo stesso tema, che è stato seguito da più di 400 persone. In un incontro successivo (16 giugno 2014) è stato chiesto a ogni Ente e Associazione di nominare un rappresentante autorizzato a partecipare in modo continuativo ai lavori del Laboratorio.

Le attività del Laboratorio, nella fase iniziale, prevedono alcuni incontri pubblici presso la Casa dell’Architettura e un incontro alla settimana in videoconferenza tra i membri del gruppo operativo del Laboratorio e i rappresentanti degli Enti e delle Associazioni, al fine di estendere ed approfondire le problematiche del Centro Storico di Roma e le possibili soluzioni già emerse durante il workshop.

Per approfondire le problematiche saranno svolte specifiche campagne fotografiche in aree campione della Città Storica attraverso la gestione di immagini e video con commenti vocali, inviati da terminali mobili opportunamente configurati attraverso l’uso di un server innovativo. Per garantire che le proposte destinate all’amministrazione pubblica non siano inviate separatemante ma come proposte coerenti (precisando anche il livello di incertezza e la fattibilità), saranno utilizzati specifici approcci di pianificazione strategica (ad esempio, Strategic Choice – vedi allegato). Sono previsti anche brevi corsi on line, aperti a tutti i partecipanti al processo.

 

GRUPPI DI LAVORO AGGIORNATI
a. Un gruppo di lavoro sul tema “I percorsi dell’accoglienza” (capogruppo Renata Bizzotto con Luisa Chiumenti, Pia Petrucci, Rossella Poce, Irace, Raffaella Seghetti, Sorge)
b. Un gruppo di lavoro sul tema “Mobilità e spazi pubblici in ambiente urbano: accessibilità, sostenibilità e vivibilità
(capogruppo Lucia Martincigh con  M.D. Aiello, l’Associazione Calma, Enrico Fattinnanzi, Gabriella Anselmi)
c. Un gruppo di lavoro sul “Patrimonio pubblico”(capogruppo Paola Rosati con Gaia Pallottino, Elena Mortola, Melania Cavelli, Marta Carusi)
d. Un gruppo di lavoro su “Spazi dismessi e da rigenerare” (capogruppo Elena Mortola con  Romina Peritore, Antonello Laguardia, Silvana Schipani, Marta Carusi, Lidia Desiderio)
e. Gruppo di coordinamento, formato da A.Giangrande e E.Mortola, che raccoglie problemi e opzioni da aggiungere all’elenco già realizzato, in modo da garantire la sinergia tra le varie proposte scelte.
Gruppo c. PATRIMONIO PUBBLICO
Dall’articolo di La Repubblica dell’8 agosto 2014
Il Ministro Roberta Pinotti ha assegnato al Sindaco Marino le caserme dismesse. Il Sindaco ha un anno di tempo per concludere i processi di conversione urbanistica. Se non ci riuscirà quegli immobili  torneranno alla Difesa e al Demanio
“Il sogno di I.Marino di “rigenerazione urbana” delle ex-aree della Difesa è gia iniziato con il progetto della Città della Scienza, che sorgerà nelle ex-caserme di via Guido Reni. Proseguirà con l’acquisizione di altre sei strutture. “Per attuare i progetti- ha precisato G.Caudo – coinvolgeremo i cittadini, come è ormai consuetudine di questa amministrazione sulle grandi scelte che trasformano la Capitale”. Secondo i primi progetti, nell’area del Forte Trionfale sarà trasferita la sede del Municipio XIV, attualmente in affitto. Nei locali del Forte Boccea potrebbe essere trtasferito il mercato di via Urbano II. Nell’area della Caserma di Viale Angelico si pensa alla realizzazione di parcheggi.
Roma Capitale:
Caserma Ulivelli via Trionfale 7400
Caserma Ruffo via Tiburtina 780
Caserma Donato via del Trullo 333
Stabilimento Trasmissioni Viale Angelico 19 (1° MUNICIPIO)
Magazzini del Commissariato, via dei Prati Fiscali
Forte Boccea con area libera adiacente, via Boccea 251
Patrimonio pubblico a Roma (Corriere della Sera 8-7-2014)
ROMA – Ecco la Carta della Città Pubblica, la mappa delle proprietà del Demanio, di Roma Capitale, della Regione Lazio, della (ex) Provincia e di tutti gli altri enti e soggetti pubblici titolari di immobili, che siano terreni o edifici. Al contrario di quello che si potrebbe credere, Roma non possedeva fino a qualche settimana fa il censimento completo degli immobili pubblici, mappato e visualizzato. Elenchi, sì: di ogni tipo. Ma dal contenuto in fondo astratto, senza una collocazione visiva nella città. Ora è tutto chiaro: e questo colpo d’occhio, questa visione d’insieme ha il valore di una rivoluzione perché è destinata cambiare radicalmente l’uso del patrimonio pubblico attraverso la conoscenza esatta delle relazioni che esistono, sul piano fisico e toponomastico, tra le varie proprietà. Facciamo un esempio: è necessario costruire una scuola. Con la «mappa» saranno individuate le disponibilità delle aree, la vicinanza con parchi o giardini, la prossimità di servizi. E si farà la scelta più conveniente, evitando il ricorso ad acquisti o all’occupazione di spazi verdi.
Proprio un anno fa, quando il sindaco Ignazio Marino fece il suo discorso programmatico (18 luglio 2013), venne tracciata la strada del «censimento»: «Daremo impulso alla rigenerazione urbana anche attraverso l’uso sapiente del patrimonio pubblico. Avvieremo un censimento assieme ai Municipi di tutti gli immobili pubblici che possono contribuire alla rigenerazione urbana e su cui impegnare gli uffici nelle verifiche di fattibilità». Il lavoro è durato un anno. Gli uffici dell’assessorato all’Urbanistica, sotto la direzione dell’architetto Maurizio Geusa e con la collaborazione del centro studi di Risorse per Roma, hanno predisposto una magnifica mappa a scala 50 mila con tanti colori, dal rosso acceso al blu cobalto, per indicare i soggetti pubblici proprietari degli immobili, che siano aree o edifici. Naturalmente, con uno zoom ideale, la scala si ingrandisce in altre tavole in modo da rendere leggibile a livello di particelle catastali la mappa «pubblica» del territorio del Comune di Roma, 128 mila ettari.
Un primo risultato: si scopre che le proprietà pubbliche occupano 30.812 ettari, il 23,9% del totale: quasi un quarto. Il Comune di Roma ha 14.090 ettari, gli altri soggetti (Demanio, Provincia , Regione, Università, enti vari, municipalizzate, Rai, Fs, ecc) qualcosa in più: 16.721. Le maggiori superfici sono rappresentate dalla tenuta di Castelporziano del Presidente (5 mila ettari), dalla città militare di Cesano, dalla Cecchignola, dall’aeroporto dell’Urbe. L’Università di Tor Vergata possiede 600 ettari. Poi ci sono parchi, ville, edilizia residenziale pubblica /legge 167 (4800 ettari), la tenuta di Castel Giubileo.
L’85% delle proprietà di Roma Capitale è distribuito nell’ambito urbano: l’11% nel Centro compreso dalle Mura, il 35% nella città consolidata, il 14% nella città «pianificata in espansione», il 25% nei parchi e infine solo il 5% nella città «da ristrutturare», le ex borgate. Come è evidente, la presenza di tanta pubblica proprietà rende più facile – se solo si voglia farlo – una programmazione di interventi di risanamento della città potendo agire senza espropri o acquisti. La «mappa» offre una serie di informazioni utili alla gestione del territorio: tra queste, fondamentale, una chiara visione delle proprietà a rischio di usucapione da parte privata. È un problema parcellizzato e diffuso, si pensi a casi come quelli del Borghetto Flaminio e di Tor Bella Monaca. La mappa offre un colpo d’occhio anche sui 500 ettari delle «compensazioni», aree pregiate centrali scambiate con cubature periferiche.
«Ora esiste un sistema informativo – riassume l’architetto Geusa – che fa conoscere il territorio». Le notizie inerenti la ricerca saranno a disposizione di ogni cittadino a giorni, sul sito di Roma Capitale. Naturalmente il primo fruitore del censimento sarà l’assessorato all’Urbanistica, che potrà avviare una gestione ottimale dello sviluppo della città. Ogni Municipio avrà un quadro completo della proprietà pubblica e potrà prendere le decisioni più convenienti, da ogni punto di vista, nell’interesse della cittadinanza. Il lavoro di mappatura andrà sviluppato con periodici e successivi aggiornamenti.
La Grande Mappa delle proprietà pubbliche avrebbe potuto essere disegnata da molti anni, ma non si è proceduto in questo senso forse anche per certe resistenze che ne hanno rinviato o perfino ostacolato l’ideazione. Molti immobiliaristi, grandi e piccoli, hanno investito tante risorse nell’acquisto di terreni ed immobili vari nell’estrema periferia e addirittura nell’Agro romano dove i prezzi d’acquisto sono bassi mentre i prezzi di vendita, se Roma continuerà ad espandersi, saranno molto alti. Puntare sulla rigenerazione urbana utilizzando al meglio la Mappa metterà virtualmente «fuori mercato» le operazioni speculative. Forse senza troppo volerlo (chissà?) Marino e l’assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo hanno fatto «qualcosa di sinistra» quando neppure il 43% degli elettori che nelle recenti Europee ha votato Pd se l’aspettava.

 

 

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